11 ott, 2011
Anche oggi, purtroppo, il Consiglio ha avuto inizio con un minuto di silenzio. Stavolta non in onore di sfortunati giovani militari impegnati nelle “missioni di pace”, bensì di quelle cinque donne rimaste vittima del crollo della palazzina di Barletta. In entrambi i casi il dolore e lo sgomento dinanzi a simili tragedie lasciano da parte le polemiche relative alle scelte mancate, ed alle decisioni non prese. E’ chiaro che è quanto mai necessario che la Regione ponga in essere ora tutte le misure necessarie a garantire il sostegno economico alle famiglie rimaste vittima del crollo, a monitorare le fasi successive alla ricostruzione, e ad evitare, tramite periodi ed approfonditi accertamenti tecnici e messe in sicurezza, che possano ripetersi anche in altri Comuni eventi di tal guisa e portata.
Successivamente il presidente Introna ha illustrato le risultanze della riunione svoltasi sul problema della retrocessione dei dipendenti regionali, a seguito della declaratoria di incostituzionalità alla quale ancora una volta la Giunta Vendola si è andata ad esporre volontariamente. E’ ora necessario correre ai ripari per scongiurare il rischio che i sacrifici posti in essere per tanti anni dai dipendenti regionali interessati dal provvedimento in questione siano posti nel nulla attraverso un’ingiusta retrocessione. Per tale ragione, allora, il Presidente del Consiglio Regionale ha comunicato che il Consiglio è predisposto ad approvare nella prossima adunanza, all’unanimità, una norma da presentare al tavolo tecnico ministeriale atta ad illustrare i danni che la retrocessione comporterebbe alla macchina regionale.
Non particolarmente denso di argomenti il Consiglio Regionale odierno. Due leggi approvate. Una all’unanimità, l’altra con l’astensione del nostro gruppo consiliare. Con la prima si è inteso integrare le disposizioni legislative della Regione, che attualmente non prevedono un riferimento esplicito alla Provincia di Barletta-Andria-Trani, con la seconda, invece, si è approvato il disegno di legge teso a modificare alcuni aspetti nella legge riguardante l’Istituzione dell’Autorità idrica pugliese. Tale ultima norma ha l’obiettivo di evitare un giudizio di costituzionalità, considerando che il Ministero aveva sollevato legittime obiezioni su tale normativa. Ad onor del vero tale perplessità sulla costituzionalità della norma erano state già da me sollevate durante le sedute consiliari relative all’approvazione dell’Autorità idrica pugliese. Come spesso accade la Giunta Vendola aveva preferito esporsi a rischiosi giudizi di costituzionalità piuttosto che dare ascolto a chi lavora in un clima costruttivo nell’interesse della Regione. Con la legge approvata oggi la Giunta vorrebbe evitare il giudizio di costituzionalità, ma in realtà, ancora una volta prosegue con i paraocchi, poiché ha modificato soltanto una delle norme sulle quali il Ministero ha sollevato legittimi dubbi di costituzionalità. Dunque anche stavolta l’Amministrazione Vendola continua ad esporsi a costosi giudizi di costituzionalità che gravano sulle tasche dei cittadini.
Dopo queste due leggi abbiamo approvato due ordini del giorno. Il primo sempre in materia di Autorità idrica mirante a rimodulare la dinamica tariffaria contenuta nel Piano d’ambito vigente, istituendo fasce di consumo differenziate in base alla capacità reddituali dei cittadini residenti in Puglia, senza incidere sul piano complessivo degli investimenti. Certo condivisibile nella sua impostazione generale questo ordine del giorno, ma decisamente non in linea con le ormai risapute false promesse del Presidente Vendola che in campagna elettorale aveva assicurato acqua gratis per tutti in uno slogan che più populistico non si poteva.
Il secondo ordine del giorno che abbiamo approvato, invece, ha riguardato il tema relativo alle Circoscrizioni.




