28 nov, 2011
Credo che anche i più feroci detrattori di Silvio Berlusconi debbano dargli atto di avere operato con assoluta correttezza sul piano istituzionale e nel rispetto di idee e principi che dovrebbero trovare un’adesione molto più vasta di quella del centrodestra. Non credo, ad esempio, che il rispetto della volontà degli elettori sia un valore di parte; ed anche il bipolarismo e la democrazia dell’alternanza, con tutte le riserve che si possono nutrire sulle forme con le quali sono state realizzate in Italia, rappresentano un patrimonio condiviso. Berlusconi li ha difesi anche con una prassi assolutamente rispettosa della centralità del Parlamento. Dopo la dolorosa frattura con Gianfranco Fini, che avrebbe potuto essere evitata con un po’ di buona volontà da parte di entrambi i contendenti, il presidente del Consiglio si è attenuto ad una elementare regola democratica, che è quella che non solo permette, ma impone all’Esecutivo di restare in carica e fare il proprio dovere finché detiene la maggioranza in Parlamento. È vero, il centrodestra ha ricevuto l’apporto aggiuntivo di alcuni deputati eletti in altre forze politiche, ma solo lo strabismo fazioso di certi giornali vede un venduto e traditore in chi passa dall’opposizione alla maggioranza e un esempio di ammirevole coerenza in chi fa il percorso opposto. A mio parere queste categorie prepolitiche dovrebbero essere lasciate da parte in un caso e nell’altro, considerando con pari rispetto i percorsi e i travagli di ciascuno. Come che sia, appena l’Aula di Montecitorio ha fatto mancare al Governo la maggioranza assoluta, pur non essendovi in alcun modo tenuto dalle norme e dagli usi, e pur mancando qualsiasi certezza che i deputati assenti dalla votazione si sarebbero espressi tutti contro il Governo, il premier è salito al Colle annunciando le proprie dimissioni subito dopo la doverosa ed urgente approvazione della legge di stabilità. A questo impegno, malgrado lo scetticismo profuso a piene mani dalla sinistra, ha tenuto fede con puntualità cronometrica, passando i giorni successivi a convincere la parte più riottosa del Popolo delle Libertà che la –sacrosanta- esigenza di ridare la parola al popolo sovrano deve attendere per i superiori interessi del Paese, che rischia di uscire stritolato dalla morsa della speculazione finanziaria e della crisi economica planetaria. Gesti e condotte che mi pare favoriscano l’abbassamento della tensione in campo politico. Così non è per la sinistra, che somiglia molto a quei pugili un po’ suonati che continuano a tirare cazzotti all’aria quando il gong ha segnato la fine della ripresa e l’avversario è disciplinatamente seduto nel suo angolo. Abbiamo dovuto amaramente constatare che la sobrietà e la credibilità del professor Monti non hanno miracolosamente riportato lo spread ai livelli di inizio d’anno, né tantomeno hanno fermato l’emorragia dei ribassi in Borsa. Sarebbe stato facile fare esercizio polemico e ritorsivo su quanti imputavano a Berlusconi e al suo Governo la totale responsabilità della tempesta finanziaria nella quale ci troviamo: la nostra riposta è stata riassunta invece nell’intervista rilasciata dall’ex-presidente del Consiglio al Corriere della Sera: auspicio che l’Esecutivo Monti possa portare la legislatura al suo termine naturale, coniugando rigore e sviluppo. Il tutto mentre Nichi Vendola e la Cgil sparano un giorno sì e l’altro pure contro la prospettiva degli inevitabili sacrifici che la situazione richiederà a tutti i cittadini. Ma noi non dobbiamo cadere nella trappola di chi vuole indurci alla rottura per addossarcene la responsabilità. Dobbiamo continuare a mettere la nostra forza elettorale e parlamentare al servizio dell’Italia e dei suoi cittadini. Come disse John Kennedy, non dobbiamo chiederci cosa il nostro Paese può fare per noi, ma cosa noi possiamo fare per il nostro Paese. Berlusconi lo ha fatto, e noi dobbiamo farlo con lui.




