2 dic, 2011
Il libro di Lupi è l’autobiografia pubblica di un cattolico liberale europeo. Il cattolicesimo democratico, in Italia, ha vissuto per un complesso di ragioni (la mancata evoluzione democratica del Pci, la presenza del Vaticano, il partito unico dei cattolici) una elaborazione politico-culturale insufficiente. La condanna a governare della Democrazia Cristiana, il suo identificarsi con lo Stato e con la pubblica amministrazione, ha a lungo attenuato o addirittura distorto i valori del popolarismo e del comunitarismo che sono nella carta fondativa del cattolicesimo democratico. Per questo in Italia ha avuto una tale rilevanza, per certi versi “scandalosa”, l’esperienza di Comunione e Liberazione che è così importante nel pensiero di Lupi. Perché rifiuta sia l’omologazione massificata dei socialismi, sia l’idea isolata e disperata dell’individualismo liberale e liberista. Il personalismo cattolico, cioè l’idea che l’individuo acquisti “senso e ragione” solo se visto all’interno dei corpi intermedi a cui partecipa, è la premessa di un’idea “intraprendente” dell’esperienza umana, non al servizio del profitto e dell’edonismo, ma di una più ampia crescita sociale e del bene comune. Un modello che ha riferimenti antichi come l’economia solidale delle città tedesche, di cui si trovano echi nel passionale capitalism, il capitalismo compassionevole che sta prendendo piede negli Stati Uniti. Una società dei meriti che non ignora i bisogni. L’aspetto che colpisce maggiormente è la solennità e l’assoluta preminenza riservata alla politica. Dalla citazione del cardinal Montini al discorso del Papa al Bundestag, Lupi inanella una serie di concetti che sono una costante rivendicazione del primato della politica. Certo, una politica che non può urtare i valori non negoziabili e che non deve perdere il contatto con la vita concreta delle persone (da cui il titolo). Ma una politica che è centrale nella vita associata come nell’esperienza di ogni individuo. Il tagliatore di pietre che nell’aneddoto citato risponde al cavaliere “sto costruendo una cattedrale” sta facendo una lezione di politica: sta cioè “leggendo” il suo agire all’interno di un disegno più vasto, che riguarda tanti, contemporanei e futuri. La politica non è altro. Per questo gli atti politici di Berlusconi sono più importanti dei comportamenti privati; non è la difesa d’ufficio di un sostenitore o di un sodale; per certi aspetti esprime anzi una critica radicale di una certa idea del berlusconismo, quella più legata agli aspetti carismatici e mediatici. Per lo stesso motivo non è pensabile una politica di tifoserie contrapposte, un bipolarismo feroce che punti all’annientamento dell’altro. La frase di don Giussani sulla democrazia e sull’atteggiamento di rispetto attivo verso l’altro indicano non solo la tolleranza verso chi ha idee diverse, ma il senso della sua necessità e persino della sua provvidenzialità, perché senza di lui non riusciremmo a riflettere, a comprendere, a crescere. Pier Paolo Pasolini, uno con cui Lupi avrebbe tanto da condividere e tanto su cui litigare, ha messo in epigrafe al suo film “Il fiore delle mille e una notte” la frase, tratta da uno dei racconti, “La verità non sta in un sogno solo; sta in molti sogni”. Ne “La prima politica è vivere” Lupi affida agli altri il suo sogno perché possa essere lievito per questa ricerca.




